Il Discorso di Pericle
Il celeberrimo discorso di Pericle, noto anche come epitaffio di Pericle, é datato 461 a.C., ed é diventato ancora più famoso dopo la versione, molto rimaneggiata e adattata, proposta da Paolo Rossi a Ballarò.
La traduzione integrale del discorso si trova sul sito di Andrea Zoia, Antiqvitas, un sito ricco di traduzioni di testi classici romani e greci e anche di approfondimenti.
Il discorso di Pericle, che in realtà é un testo riportato da Tucidide, impressiona per la sua modernità, pur con tutti idistinguo del caso. La società antica ammetteva lo schiavismo, non era certamente pacifista come si intende oggi né tantomeno femminista, nel discorso lo spazio riservato alle donne é quasi nullo e fa uno sbrigativo appello alla loro "vera natura". Si sente forte il senso tipico della Storia nelle società antiche, quel senso dell'onore e della reputazione presso i posteri che oggi è praticamente perduto.
Tuttavia, i temi politici e sociali che affronta Pericle sono del tutto attuali.
Se Pericle insiste più volte nell'affermare che il buon cittadino ateniese si occupa tanto onestamente degli affari privati quanto di quelli pubblici, viene da pensare che il problema del conflitto d'interesse fosse già ben presente nella Atene di 2.500 anni fa.
Pericle orgogliosamente ribadisce il diritto della meritocrazia contro i privilegi della casta dei nobili, e ci fa capire che egli fa parte di una lotta sociale in corso fra il nuovo ceto emergente e la nobiltà conservatrice. Il suo progetto di Democrazia Radicale è globale, in quanto si pone come modello di sviluppo per tutta la Grecia.
Nel discorso di Pericle il progetto della nuova Società viene perseguito coinvolgendo e responsabilizzando il cittadino, che vive in uno Stato egualitario (ma solo per i liberi), aperto all'immigrazione e allo scambio commerciale, nuove fonti di accresciuto benessere. Questo cittadino ateniese abbraccia completamente la vita politica e la dialettica non lo spaventa, ma pretende di essere informato "abbastanza bene" sulla gestione della cosa pubblica, quando le sue attività sono rivolte ad altri settori.
L'orgoglio per questa nuova idea di Stato è profondo, e la sola idea di perdere un bene talmente prezioso come la Democrazia, fa sì che i cittadini stessi non esiteranno a sacrificare la propria vita per difenderlo. Dunque morire per lo Stato diventa un dovere prima di tutto verso se stessi. Ma tutti i cittadini devono partecipare alla difesa, in quanto l'esercito di popolo è prima di tutto una garanzia di sicurezza interna, perché "non è possibile che prendano decisioni imparziali e giuste coloro che corrono dei rischi senza esporre al pericolo anche i propri figli come gli altri". Tutti concetti che riecheggeranno durante la Rivoluzione Francese.
La guerra del Peloponneso II, 37
(Traduzione di Andrea Zoia)
Il discorso di Pericle per i caduti
I pregi della costituzione ateniese
37 Utilizziamo infatti un ordinamento politico che non imita le leggi dei popoli confinanti, dal momento che, anzi, siamo noi ad essere d'esempio per qualcuno, più che imitare gli altri. E di nome, per il fatto che non si governa nell'interesse di pochi ma di molti, è chiamato democrazia; per quanto riguarda le leggi per dirimere le controversie private, è presente per tutti lo stesso trattamento; per quanto poi riguarda la dignità, ciascuno viene preferito per le cariche pubbliche a seconda del campo in cui sia stimato, non tanto per appartenenza ad un ceto sociale, quanto per valore; e per quanto riguarda poi la povertà, se qualcuno può apportare un beneficio alla città, non viene impedito dall'oscurità della sua condizione. Inoltre viviamo liberamente come cittadini nell'occuparci degli affari pubblici e nei confronti del sospetto che sorge nei confronti l'uno dell'altro dalle attività quotidiane, non adirandoci con il nostro vicino, se fa qualcosa per proprio piacere, né infliggendo umiliazioni, non dannose ma penose a vedersi. Trattando le faccende private, dunque, senza offenderci, a maggior ragione, per timore, non commettiamo illegalità nelle faccende pubbliche, dato che prestiamo obbedienza a coloro che di volta in volta sono al potere ed alle leggi e soprattutto a quante sono in vigore per portare aiuto contro le ingiustizie e quante, benchè non siano scritte, comportano una vergogna riconosciuta da tutti.
38 Inoltre ci procurammo moltissime occasioni di svago dalle fatiche, per il nostro spirito, dato che celebriamo secondo la tradizione giochi e sacrifici per tutto l'anno e grazie a case e suppellettili eleganti, il cui godimento quotidiano allontana lo sconforto. Poi, a causa dell'importanza della nostra città, giungono tutti i generi di prodotti da ogni terra e ci capita di godere dei beni della nostra regione con una disponibilità altrettanto normale che godere di quelli delle altre genti.
39 Inoltre ci distinguiamo dai nostri avversari anche per le preparazioni ai combattimenti: infatti, facciamo in modo che la città sia aperta a tutti e non accade mai che, a causa di bandi degli stranieri, teniamo qualcuno lontano dall'apprendere o dal vedere qualcosa che - nascosta - potrebbe risultare utile ad un nemico che la vedesse, dato che ci fidiamo non tanto delle disposizioni e degli inganni, quanto piuttosto del coraggio che da noi medesimi viene impiegato nelle azioni.
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40 Infatti noi amiamo ciò che è bello ed insieme frugale ed amiamo la saggezza senza mollezza, ci serviamo della ricchezza più per l'opportunità di azione che per lo sfoggio in un discorso, e non è vergognoso ammettere di essere povero, anzi è più vergognoso tentare di rifuggire con i fatti la povertà. Le stesse persone si possono occupare diligentemente degli affari domestici e politici contemporaneamente e per gli altri, che si sono dedicati ad (altre) occupazioni (è possibile) conoscere le attività dello Stato abbastanza bene. Noi soli, infatti, consideriamo chi non prende assolutamente parte a queste questioni (politiche) non quieto, ma inutile e noi stessi giudichiamo o discutiamo correttamente le questioni, dato che riteniamo che le parole non siano d'ostacolo alle azioni, anzi piuttosto non essere stati informati in anticipo da un discorso prima di andare ad occuparci di ciò che bisogna compiere con un'azione.
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41 In sintesi io affermo che tutta la nostra città sia un modello didattico della Grecia e che mi sembra che i nostri uomini, presi singolarmente, rivolgano la loro indipendente personalità, con moltissima versatilità, accompagnata da decoro, alle più svariate occupazioni.
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Dunque, per una tale città, questi uomini morirono nobilmente in combattimento, perché ritenevano giusto che non fosse loro strappata via, ed è naturale che ognuno degli uomini sopravvissuti desideri soffrire per essa.
43 E costoro si comportarono così, in modo degno della nostra città.
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Offrendo, infatti, le loro vite alla comunità, ricevevano personalmente la lode imperitura e la più insigne delle sepolture, non quella in cui giacciono, quanto piuttosto quella in cui la loro fama sopravvive indimenticabile, ogni volta che capita l'occasione di parlare o di agire. Infatti, la terra intera è la tomba per gli uomini illustri, e non solo un'iscrizione sulle steli nella loro terra natale li ricorda, ma anche in terra straniera risiede in ognuno un ricordo non scritto, affidato alla mente più che alle cose materiali. Ed ora voi, imitandoli e, giudicando che la felicità deriva dalla libertà e la libertà dal coraggio, non preoccupatevi dei pericoli della guerra. Infatti non coloro che vivono malamente, che non hanno alcuna speranza di un bene futuro non avrebbero riguardo per la propria vita, ma coloro che, continuando a vivere, corrono il rischio di una modificazione in senso contrario della loro vita e per i quali, se dovessero subire una sconfitta, le differenze (rispetto alla situazione precedente) sarebbero davvero pesanti. Infatti, per un uomo dagli intenti elevati, è più dolorosa l'umiliazione legata all'essere stato vile che la morte che sopraggiunge inavvertita accompagnata allo stesso tempo da un atteggiamento virile e dalla speranza comune.
44 ... Ma è necessario essere forti, anche nella speranza di avere altri figli, per coloro che sono ancora in età adatta per avere figli: infatti, su un piano privato, i nuovi figli costituiranno per alcuni la possibilità di dimenticare quelli che non ci sono più, per la città, poi, sarà utile in due modi, contro il divenire spopolati e per la sicurezza: infatti non è possibile che prendano decisioni imparziali e giuste coloro che corrono dei rischi senza esporre al pericolo anche i propri figli come gli altri - voi, invece, che avete superato la giovinezza, considerate un guadagno la maggior parte della vita, che avete vissuto felici, e che questa ( che segue ) sarà breve ed alleviate il vostro dolore con la gloria dei caduti. Infatti, solo l'amore per la gloria è imperituro e nella tarda età non è il guadagnare che alletta di più - come dicono alcuni - ma l'essere onorati.
45 Per voi infine qui presenti, figli o fratelli dei caduti, vedo quanto sarà impegnativa la lotta (ognuno è solito lodare, infatti, chi non c'è più) ed a stento potreste essere giudicati, al culmine del vostro valore, non simili ma loro di poco inferiori. Infatti, per coloro che vivono l'invidia si rivolge contro l'avversario, chi invece non è di alcun impedimento (perché è morto) viene onorato con una benevolenza esente da qualsiasi antagonismo. Se infine è necessario che io ricordi anche il valore delle donne, donne che ora vivranno in vedovanza, dirò tutto in una breve esortazione. Infatti, non venir meno alla vostra vera natura sarà per voi una grande gloria, e (lo sarà) anche qualora si parli il meno possibile di voi, per lode o biasimo, fra gli uomini.
46 Per conto mio, ho pronunciato con questo discorso le parole che ritenevo opportune, secondo l'usanza, e di fatto coloro che sono sepolti sono già stati in parte onorati. Quanto agli altri onori, la città si preoccuperà di crescere i loro figli da questo momento in poi a spese dello Stato, fino al momento della maggiore età, offrendo ai morti ed ai parenti ancora in vita un'utile ricompensa (lett. corona) per tali imprese: infatti coloro che dispongono i più grandi premi per il valore hanno anche gli uomini migliori come cittadini. Ora, dunque, dopo aver compianto ciascuno il proprio parente, tornate alle vostre case
Robert Kennedy sul PIL
Dal discorso di Robert Kennefy del 18 marzo 1968, presso la Kansas University.
Non troveremo mai un fine per la nazione né una nostra personale soddisfazione nel mero perseguimento del benessere economico, nell'ammassare senza fine beni terreni.
Non possiamo misurare lo spirito nazionale sulla base dell'indice Dow-Jones, né i successi del paese sulla base del prodotto nazionale lordo (PIL).
Il PIL comprende anche l'inquinamento dell'aria e la pubblicità delle sigarette, e le ambulanze per sgombrare le nostre autostrade dalle carneficine dei fine-settimana.
Il PIL mette nel conto le serrature speciali per le nostre porte di casa, e le prigioni per coloro che cercano di forzarle. Comprende programmi televisivi che valorizzano la violenza per vendere prodotti violenti ai nostri bambini.
Cresce con la produzione di napalm, missili e testate nucleari, comprende anche la ricerca per migliorare la disseminazione della peste bubbonica, si accresce con gli equipaggiamenti che la polizia usa per sedare le rivolte, e non fa che aumentare quando sulle loro ceneri si ricostruiscono i bassifondi popolari.
Il PIL non tiene conto della salute delle nostre famiglie, della qualità della loro educazione o della gioia dei loro momenti di svago. Non comprende la bellezza della nostra poesia o la solidità dei valori familiari, l'intelligenza del nostro dibattere o l'onestà dei nostri pubblici dipendenti.
Non tiene conto né della giustizia nei nostri tribunali, né dell'equità nei rapporti fra di noi. Il Pil non misura né la nostra arguzia né il nostro coraggio, né la nostra saggezza né la nostra conoscenza, né la nostra compassione né la devozione al nostro paese.
Misura tutto, in breve, eccetto ciò che rende la vita veramente degna di essere vissuta. Può dirci tutto sull'America, ma non se possiamo essere orgogliosi di essere Americani.
Ordine Esecutivo 11110
Il 4 giugno 1963, il presidente JF Kennedy firmò l'ordine esecutivo 11110, che conferiva al governo USA il potere di emettere moneta senza passare attraverso la Federal Reserve garantendo le proprie emissioni attraverso le riserve federali di argento e creando dunque un sistema bimetallico. Presso la Corte Suprema non furono sollevati quesiti di anticostituzionalità contro questo provvedimento, mai revocato dai successivi presidenti degli Stati Uniti.
Kennedy introdusse una moneta di Stato convertibile e garantita da depositi di argento. Tale moneta era emessa a costo zero per lo Stato, senza generare debito pubblico.
L'ordine dava al Ministero del Tesoro il potere "di emettere certificati sull'argento contro qualsiasi riserva d'argento, argento o dollari d'argento normali che erano nel Tesoro". In tutto, Kennedy mise in circolazione banconote per 4,3 miliardi di dollari. Dopo cinque mesi dall'assassinio, fu interrotta l'emissione di monete del tesoro garantite da argento, e l'ordine esecutivo 11110 cadde in disuso...
ma non è mai stato annullato.
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